Stalking – Un angelo travestito da diavolo

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Una comune storia di Stalking

La mia, purtroppo, è una comune storia di stalking, di ansia e di sofferenze, ma per fortuna con un lieto fine.
Quando incontrai lui, avevo 28 anni. Le sue attenzioni mi conquistarono, mi faceva sentire importante. Dopo qualche mese di romantiche cene, week-end trascorsi in deliziosi Borghi della Toscana e dell’Umbria, decidemmo di vivere insieme. Io avevo una casa in affitto, abbastanza grande per due. Lui era separato, con un bambino di tre anni. All’inizio non mi faceva pesare il suo passato né il suo presente. Ero io il suo presente e null’altro. Lo volli far conoscere ai miei genitori, onesti braccianti del Sud. Non vedevano molto di buon occhio quella relazione. Mi dicevano… Un uomo sposato? … Con un bambino? … Ma come, non si accorgevano di quanto mi amasse e di quanto io fossi importante per lui? Le cose andarono avanti per circa tre anni e tutto procedeva come in un romanzo d’amore, ma nel novembre del 2013 lui perse il lavoro.
Era cambiato, nervoso e qualche volta alzava le mani. Non volli dare troppo peso alla cosa, pensando che potesse trattarsi di un momento di particolare nervosismo legato alla perdita del lavoro. Cominciò, allora, a bere. Le prime volte vedendosi con gli amici, poi anche stando da solo a casa. I litigi, allora, cominciarono a diventare sempre più frequenti e spesso si risolvevano in maniera violenta: diverse volte ho dovuto far finta, di fronte alle mie colleghe che mi vedevano con gli occhi pesti, di essere caduta dalle scale e quanto altro. Alcune cominciavano anche a prendermi in giro. Non potevo neanche dire nulla alla mia famiglia che mi avrebbe dato anche addosso. Figurati!
Allora decisi di troncare la relazione. Lui era disperato, non voleva essere abbandonato, diceva che io rappresentavo la sua ultima salvezza. Mi promise di smettere di bere. Alle prime gli credetti. Poi, malgrado i buoni propositi, l’alcool e la violenza divennero un connubio inscindibile che subivo quasi quotidianamente. Mi minacciava.
Mi sfidava: “tanto non andrai mai a denunciarmi!” mi ripeteva…
Ero disperata.
Ebbi il coraggio di mandarlo via di casa, cambiando la serratura approfittando di una sua assenza.
Da qui iniziò il mio inferno; fui oggetto di minacce telefoniche: io ero impietrita, non avevo il coraggio di dire nulla al telefono quando istintivamente rispondevo.
Mi pedinava, quando andavo a lavoro o in palestra.
Non c’era più il mio angelo a darmi sicurezza e protezione anzi, era lui che travestito, da diavolo, mi faceva sprofondare in un inferno di terrore, in un abisso di sofferenza. Una vera e propria azione di stalking ai miei danni.
Una mattina, trovai anche la forza di andare al Commissariato vicino casa, ma non risolsi nulla. Ebbi la consapevolezza che quel tentativo fosse inutile. Non c’erano sufficienti elementi per una denuncia di STALKING mi dissero. Ma io stavo male, profondamente male e non potevo arrendermi
Parlando con una mia amica, incontrata lontana da casa, dal pericolo, questa mi consigliò di rivolgermi ad un’agenzia investigativa perché, forse, quelli ti avrebbe potuto dare una mano.
Inizialmente non detti peso a ciò. Dissi, tra me e me, “perché dovrei raccontare il dramma ad estranei? Perché perpetrare la stessa angoscia.” Mi sentivo male ogni volta che ci pensavo. Figuriamoci riproporre la tragedia a dei perfetti sconosciuti. Una sera, dopo che il citofono era squillato ed avendo visto dalla finestra, attraverso le tende, che lui attendeva là fuori la strada, minaccioso, disperato, il sangue mi raggelò la schiena. Per puro spirito di sopravvivenza, barricatami in casa mia, cominciai, senza neanche rendermi conto, a navigare su internet. Mi appuntai il numero telefonico dell’agenzia investigativa che più delle altre, istintivamente, mi aveva dato maggiore fiducia. La notte, esausta ed impaurita, mi addormentai con un proposito nella testa: dovevo chiamare quel numero!
Lo feci: mi rispose una voce femminile la quale riuscì subito a tranquillizzarmi. Ebbi poi un primo incontro con il titolare dell’agenzia investigativa. Capì subito il mio problema. Sentivo che mi potevo fidare: non so perché ma ebbi la profonda convinzione che quella sarebbe stata la strada giusta. Mi affidai a loro perchè mi sentivo protetta, mi presero per mano, aiutandomi a sentirmi sicura e raccogliendo tutti gli elementi che mi permisero, successivamente di neutralizzare il mio nemico ed a denunciarlo alle Autorità.

Mi firmo con il mio pseudonimo, ma voglio dare alla rete la mia testimonianza affinché altre donne che, come me, si trovano in profonda angoscia come io mi trovai allora, possano seguire la mia strada, e trovare la forza per uscirne fuori.
Fidatevi Non siete sole.

Orchidea Scarlatta

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