Stalking: come neutralizzare lo stalker

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La consulenza di un esperto può essere d’aiuto per neutralizzare efficacemente lo stalker

È importante acquisire il maggior numero di prove per poter circostanziare meglio la denuncia

Intervista a Gabriele Spedicato – Stalking

Alla fine dello scorso mese di aprile si è verificato un caso di stalking anche nella nostra città. Un uomo di 59 anni si è appostato sotto l’abitazione della propria ex, attendendo la sua uscita per poi inseguirla con la sua autovettura. La donna, temendo per la propria incolumità, ha quindi chiamato i carabinieri che lo hanno intercettato e bloccato mentre la inseguiva a viale San Nilo. La vittima è stata accompagnata in caserma dove ha sporto una denuncia-querela, ha raccontato ai carabinieri le persecuzioni subite negli ultimi mesi da parte dell’ex convivente. Per saperne di più riguardo a questo delicato fenomeno sociale, abbiamo rivolto qualche domanda a Gabriele Spedicato, criminologo e security manager, nonché titolare della Ger Investigazioni.
Dovendo leggere il fenomeno dei reati di stalking attraverso le statistiche a disposizione, sarei più propenso nel dire che, dato il successo crescente derivante dalle denunce e dagli esiti dei relativi processi tenuti in questo quinquennio, le vittime di stalking sono più fiduciose nella Giustizia e, dunque, più propense a denunciare

Qual è il confine tra molestia e stalking

Questa domanda investe degli aspetti giuridici non indifferenti e sottili. Sono entrambe condotte previste e punite dal codice penale. L’art. 660 ci parla, per l’appunto, di molestie. Si tratta di un reato contravvenzionale, rivolto verso la tutela dell’ordine e della tranquillità pubblica e, solo di riflesso, verso la persona. Per la condotta di stalking, invece, la cosa è diversa. Rappresenta una fattispecie nuova, prevista soltanto dal 2009 con l’introduzione dell’art. 612 bis all’interno del codice penale. Il termine deriva dall’inglese “to stalk= avanzare furtivamente, appostarsi, etc.”. Il legislatore dà all’art. 612 bis il titolo di “atti persecutori”. È un reato più grave rispetto alle molestie (è punito infatti con la reclusione), e le molestie costituiscono uno degli elementi caratterizzanti. Non è perseguibile d’ufficio ma mediante querela della persona offesa. La querela è però irrevocabile. Di fatto, qual è la condotta prevista e punita dal legislatore? Praticamente non si parla di stalking all’interno di un episodio isolato. Le condotte devono essere reiterate, portate attraverso la minaccia o, per l’appunto, la molestia. Tali condotte devono cagionare un grave stato d’ansia o di timore oppure ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto. Non solo, il legislatore si è anche spinto oltre nel considerare il fondato timore per l’incolumità di persona legata da relazione affettiva. È previsto anche il caso che tale medesima condotta (posta in essere attraverso la minaccia o le molestie), determini nella vittima una costrizione ovvero “essere costretta” a cambiare le proprie abitudini e il proprio stile di vita. In maniera semplicistica, essere tempestati, nell’arco di un pomeriggio, da decine e decine di sms, telefonate o messaggi di altra natura, rientra nel caso di molestie. Qualora, invece, la condotta della quale siamo vittime dovesse cagionare uno stato d’ansia per la propria incolumità o di un congiunto, allora parliamo di veri e propri atti persecutori e, dunque, di stalking. Ecco che la necessità di circostanziare con prove e testimonianze certe l’evento diventa fondamentale per l’efficacia dell’azione penale.

Qual’è la prima cosa che deve fare la vittima di uno stalking?

Suggerisco, come dicevo prima, di acquisire il maggior numero di prove per poter circostanziare meglio la denuncia da rendere alle Forze dell’Ordine. A volte, il parere e la consulenza di un esperto possono essere d’aiuto per “neutralizzare” efficacemente lo stalker. Posso parlare di due casi a me capitati (si trattava di donne, vittime una dell’ex marito e l’altra del partner oltremodo geloso), in cui le malcapitate, avendo raccontato la loro storia e non avendo portato elementi a sufficienza in prima istanza, hanno trovato davanti “un muro di gomma”. Non colpevolizzo le Istituzioni. Dobbiamo però comprendere lo stato d’ansia e di paura con il quale le vittime affrontano la decisione di sporgere querela contro il loro persecutore. È per questo motivo che le vittime, spesso da sole ad affrontare una tale esperienza devastante, in uno stato mentale precario, corrono il rischio di pregiudicare l’efficacia di un loro diritto, rimanendo “inascoltate”. “Aggiustare il tiro” ovvero “portare” un quadro indiziario e probatorio più mirato e circostanziato aiuterà senz’altro la Polizia Giudiziaria a dare un corso più efficace della triste vicenda, a tutela della vittima stessa.

I casi di stalking sono in aumento o semplicemente adesso si denuncia di più?

Rifacendomi a recenti statistiche, il numero di denunce di stalking attuali, rispetto al 2009, anno di entrata in vigore della fattispecie di reato di “atti persecutori”, si è più che raddoppiato. Secondo la criminologia, però, il numero delle denunce dei fatti criminosi non sempre costituisce un indicatore sulla recrudescenza o diminuzione del fenomeno criminale. Lo sporgere denuncia è legato, banalmente, alla fiducia che il cittadino ha nei confronti delle Forze dell’Ordine e della Giustizia circa la sua efficacia che si traduce nel “ricevere giustizia”. Questo, a prescindere che il crimine sia stato realmente commesso. Dovendo leggere il fenomeno dei reati di stalking attraverso le statistiche a disposizione, sarei più propenso nel dire che, dato il successo crescente derivante dalle denunce e dagli esiti dei relativi processi tenuti in questo quinquennio, le vittime di stalking sono più fiduciose nella Giustizia e, dunque, più propense a denunciare.

Quali sono le maggiori conseguenze psicologiche che subisce una vittima di questo reato?

Le conseguenze sono veramente tante perché non si tratta di semplici molestie, ma di veri e propri stati d’ansia che possono anche portare a cambiamenti radicali delle proprie abitudini di vita. Senza poi pensare alle estreme conseguenze che i casi giudiziari attuali ci portano alla ribalta circa il problema del femminicidio. Lo stalking è prodromico al femminicidio laddove questo atto estremo viene portato dagli ex che non si rassegnano alla decisione di essere stati lasciati. Ecco, se ci fossero delle condizioni più favorevoli affinché gli atti persecutori subiti fossero opportunamente trattati e denunciati, si registrerebbero sicuramente minori casi di omicidi in cui le vittime sono, per l’appunto, le donne.

Si può fare qualcosa per prevenire lo stalking?

In senso assoluto, rispondo che non è possibile prevenire la condotta di stalking. È invece doveroso, al fine di non farla sconfinare in tragici scenari, limitarne le conseguenze e la durata, rivolgendosi ai giusti professionisti e ai rappresentanti istituzionali a ciò preposti. Intervista di Maria Grazie Coluccini

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